Le tre strade per ripartire investendo sulle imprese al femminile


Rita Annunziata

Inge Kerkloh-Devif dell’Innovation & entrepreneurship center della HEC Paris spiega a We Wealth come sostenere le imprese al femminile rappresenti il primo passo di una crescita economica inclusiva e sostenibile. E quali sono i gap da colmare

Kerkloh-Devif: “Incoraggiamo le studentesse a lasciarsi ispirare da altre donne e offriamo loro anche una formazione specifica, al fine di eliminare alcuni pregiudizi inconsci che ne condizionano la carriera. Avere un role model cui ispirarsi è fondamentale”

#WomenEntrepreneurship4Good è un programma di accelerazione per dotare le imprese al femminile di risorse per innovare e far crescere le proprie attività in linea con la strategia del Green deal europeoA livello globale si contano circa 224 milioni di imprenditrici. Ma appena il 2% dei finanziamenti pubblici o privati arriva nelle casse delle aziende “rosa”. Uno squilibrio che si innesta in un contesto in cui le donne tendono a soffrire una costante paura di fallire. Oltre a una mancanza di fiducia in sé stesse. Eppure, secondo Pascal Lamy, presidente del Paris Peace Forum e professore associato honoris causa della HEC Paris intervistato da We Wealth in occasione del Women’s Forum G20 Italy, le donne posseggono delle qualità intrinseche che garantiscono loro una marcia in più quando si tratta di fare impresa. E che necessitano di essere valorizzate, se si guarda al business del futuro.“Come dimostrato dalla storia e confermato da studi antropologici e psicologici, le donne sono migliori nella cooperazione rispetto agli uomini, maggiormente competitivi. Una realtà che deriva anche dalla natura patriarcale della società. Ma la verità è che, sebbene nel sistema economico capitalista il business risulti guidato dalla competizione, nel futuro avremo bisogno molto più di cooperazione che di competizione. E le donne, anche a livello aziendale, hanno una marcia in più da questo punto di vista: non amano la violenza, sono meno ciniche, si preoccupano di più della collettività. Una gamma di abilità e competenze che non possono più essere sottovalutate”, spiega Lamy.

Leggi ancheImprese al femminile: la rincorsa ai capitali non si arrestaLe donne, interviene Inge Kerkloh-Devif, senior executive director dell’Innovation & entrepreneurship center della HEC Paris (al 1° posto in Europa tra le business school nella classifica stilata dal Financial Times nel 2020), tendono però a dover fare i conti con una mancanza di autostima, come anticipato in apertura. “In quanto istituto d’istruzione universitaria ci confrontiamo con studenti provenienti da tutto il mondo per oltre 100 nazionalità. E la mancanza di fiducia e la paura di fallire sono due aspetti che caratterizzano l’intera pipeline di talenti. Incoraggiamo le studentesse a lasciarsi ispirare da altre donne e offriamo loro anche una formazione specifica, al fine di eliminare alcuni pregiudizi inconsci che ne condizionano la carriera. Avere un role model cui ispirarsi è fondamentale, per cui cerchiamo di metterle in contatto anche con ex studenti in grado di dimostrare loro che possono farcela”, racconta Kerkloh-Devif.

L’istituto, aggiunge, fa leva su tre missioni: “think, teach, act”. Innanzitutto, formare i leader del domani, aiutando le aziende a scovare i talenti e assicurarsi un adeguato equilibrio di genere (quasi il 50% degli studenti della business school sono donne, ndr). Poi, puntare su un’istruzione continua, anche cercando di valorizzare professionisti già presenti nelle compagini aziendali. E, infine, supportare le imprese nel percorso di innovazione. “Abbiamo appena lanciato insieme al Women’s Forum e Procter & Gamble una nuova iniziativa chiamata #WomenEntrepreneurship4Good, un programma di accelerazione per dotare le imprese al femminile di risorse e capacità uniche per innovare e far crescere le proprie attività in linea con la strategia del Green deal europeo, fornendo loro coaching, istruzione, visibilità, supporto tecnico e un accesso privilegiato a un ecosistema di partner in grado di sostenerle nel loro percorso di crescita”, spiega Kerkloh-Devif. Nella prima edizione sono stati selezionati nove progetti in Europa, tra Italia, Germania e Francia. Ed è in cantiere anche una seconda edizione, a partire da novembre.

L’innovation & entrepreneurship center della HEC Paris, inoltre, ha supportato il programma Stand Up, pronto a essere lanciato nella città di Brindisi dal 16 al 25 novembre. “Grazie alla generosa donazione di un alumnus dell’istituto, René de Picciotto, 35 donne beneficeranno di un percorso di formazione della durata di otto giorni che consentirà loro di avviare la propria attività imprenditoriale”, continua Kerkloh-Devif. Poi conclude: “Siamo convinti che se aiutiamo le donne imprenditrici ad avere più successo, loro aiuteranno l’economia a crescere. Il tema della parità di genere oggi è al centro delle agende di governo. Ma è necessaria una combinazione anche con le iniziative del settore privato. E un focus ancora più stringente sull’istruzione”.

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