Gas, petrolio, alluminio, ma anche grano e cereali vengono scambiati a livelli record. Le considerazioni di Pascal Lamy, ex direttore dell’Organizzazione mondiale del commercio
Per il secondo giorno consecutivo i prezzi del gas naturale sui mercati hanno sfondato livelli record, i prezzi sono ormai 10 volte quello che erano all’inizio del 2021. E non c’è solo il gas: dal petrolio, all’alluminio, passando per grano e cereali. Il commercio mondiale è in tempesta.
Il corrispondente RSI a Bruxelles, Tomas Miglierina, ne ha parlato con l’ex direttore dell’Organizzazione mondiale del commercio, Pascal Lamy, chiedendogli per prima cosa se sia rimasto colpito dalle sanzioni occidentali, riprese persino dalla Svizzera.
« Assolutamente sì. Siamo in una situazione eccezionale. Se questo sia un precedente non lo so, ma la reazione occidentale è stata all’altezza di questo sconvolgimento che è l’aggressione russa all’Ucraina. Ci sono peraltro ancora margini di manovra. Il fatto che la Svizzera abbia deciso di riprenderle non mi stupisce, ma è stato molto rapido. Prova qualcosa che ho sempre pensato: e cioè che la Svizzera è un Paese europeo, di giorno, anche se la notte sogna di non esserlo ».
Vent’anni fa si diceva: bisogna aprire al commercio mondiale con Paesi come la Russia, o la Cina, perché con le merci e i servizi viaggeranno anche le idee, occidentali, ci sarà una democratizzazione. Non pensa che sia stato un errore?
« No, non penso. Ho partecipato a questo processo. Ho negoziato, quando ero commissario europeo, con il signor Putin, un accordo sulle tariffe di accesso all’OMC. Penso che l’idea rimanga giusta. È semplicemente che il signor Putin è cambiato. Il Putin che vedo alla TV lanciare quella che lui chiama un’operazione speciale e quello con cui discutevo nel 2004 non sono gli stessi ».
È immaginabile poter tornare indietro, oppure queste sanzioni, questa crisi, avranno un impatto strutturale sul commercio mondiale?
« Penso sia troppo tardi per dirlo: gli scambi internazionali sono regolati dalla tecnologia, dai prezzi relativi, dalle politiche pubbliche. Non credo affatto che ci stiamo de-globalizzando, anche se ci sono Paesi come la Cina che sono meno aperti perché aumentano sempre più la loro produzione nazionale e il loro valore aggiunto nazionale. La globalizzazione cambia, ma non stiamo andando verso la deglobalizzazione ».